sabato, settembre 23, 2006

Il Camoscio sul Monte Bove

Si svolgeranno la prossima settimana, a partire da lunedi 25 settembre, le operazioni di trasferimento di un nucleo di Camoscio Appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise al Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Il programma previsto dal Piano d’Azione ha l’obiettivo di riportare sulle montagne dell’Appennino centrale il Camoscio d’Abruzzo al fine di garantire la conservazione della specie. Il documento tecnico è stato elaborato dalla commissione scientifica composta da esperti dell’INFS, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, del PNALM e dell’Università di Siena. Esso prevede varie azioni di conservazione tra cui l’insediamento di nuovi nuclei riproduttivi, sulla dorsale dell’Appennino centrale, operazione questa iniziata negli anni ’90 con la reintroduzione nel Parco Nazionale della Maiella e nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
“Dopo il successo delle azioni di reintroduzione nei Parchi abruzzesi, - dichiara il Direttore del Pnalm Aldo Di Benedetto - anche nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini tornerà a vivere lo splendido ungulato simbolo degli ambienti rupestri dell’Appennino centrale”. Un’operazione che Alfredo Fermanelli, Direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, non ha esitato a definire come storica in quanto essa “rappresenta non solo elemento di recupero e salvaguardia degli equilibri ecologici dei Sibillini ma anche e, soprattutto, un intervento straordinariamente importante per il futuro e la sopravvivenza del camoscio appenninico”, specie unica al mondo di cui, come noto, agli inizi del secolo scorso, era sopravvissuta solo una piccola popolazione sulle balze rocciose della Camosciara.
Il branco sarà prelevato dalla Val di Rose, cuore del Parco, e trasportato con l’ausilio degli elicotteri del Corpo Forestale dello Stato sulle praterie del Monte Bove nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Un secondo rilascio è previsto per il 2007.
Le operazioni saranno condotte dal veterinario dell’Ente Parco Leonardo Gentile, dal personale dei Servizi Sorveglianza e Scientifico del PNALM in collaborazione con i tecnici del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, del personale del CTA del Corpo Forestale dello Stato, coadiuvati da altri esperti biologi e veterinari e con la supervisione del Professor Sandro Lovari dell’Università di Siena.
Con l’occasione il Commissario del Parco Giuseppe Rossi ha espresso la propria soddisfazione dal meeting di Europark in corso a Oxford dove partecipa per Federparchi in rappresentanza dei parchi italiani: “Si tratta – ha dichiarato il Commissario - di uno dei più importanti – se non il più importante – progetto di conservazione di rilievo internazionale realizzato negli ultimi anni. Ho avuto per altro modo di parlarne proprio in questo in giorni con molti colleghi dei parchi europei al riscontrando l’apprezzamento unanime per quest’opera di restauro ecologico del territorio appenninico e per l’impegno del Parco nella tutela della natura e la promozione di un sano sviluppo sostenibile.”
(Fonte Parco Nazionale Monti Sibillini)

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L'orso torna sui Monti Sibillini

Un orso bruno sta lasciando le proprie traccie nei Sibillini nella zona di Ussita e Visso dove sarebbe presente da circa due mesi.

"Un orso bruno, probabilmente “emigrato” dal vicino Parco Nazionale d’Abruzzo è stato avvistato nei giorni scorsi sui Sibillini. L’animale sarebbe presente da circa due mesi nelle vallate di Visso ed Ussita, ed ha lasciato delle tracce analizzate dagli esperti, che confermano si tratti proprio di un orso bruno. Protestano alcuni allevatori, per la strage di sette vitelli, che ha provocato loro circa dieci mila euro di danni, di cui chiedono il risarcimento. Degli “omicidi” di bestiame si ritiene sia responsabile proprio l’orso. Non è la prima volta che nei Sibillini vengono avvistati degli orsi: sin dalla metà degli anni settanta, infatti e, con una certa regolarità, negli anni ’90, si sono registrate alcune presenze che, tuttavia, possono essere considerate come del tutto occasionali. L’orso è un animale onnivoro che si nutre prevalentemente di frutti, bacche, animali trovati morti e larve di insetti; solo occasionalmente preda direttamente animali di media taglia. Il direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Alfredo Fermanelli ha annunciato che farà richiesta di inserimento dell’ente nel Piano d’azione per la tutela per l’orso marsicano. Per gli ambientalisti il “ritorno” dell’orso è un evento di grande importanza, che segna il ritorno alla biodiversità, prima che l’uomo causasse l’estinzione di alcune specie animali." (Fonte Go Marche.it)

"Un orso bruno ha scelto il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini è stata accertata la presenza di un orso bruno. Si tratta di un’esemplare che con ogni probabilità proviene dall’unica popolazione appenninica esistente, che ha la sua roccaforte nell’Appennino Abruzzese . Non è la prima volta che nei Sibillini vengono avvistati degli orsi: sin dalla metà degli anni Settanta, infatti e, con una certa regolarità, negli anni ’90, si sono registrate alcune presenze che, tuttavia, possono essere considerate come del tutto occasionali.
L’orso è un animale onnivoro che si nutre prevalentemente di frutti, bacche, animali trovati morti e larve di insetti; solo occasionalmente preda direttamente animali di media taglia.
La popolazione totale di orsi, un tempo diffusi su gran parte dell’Appennino, si è ridotta drasticamente negli ultimi secoli, per diverse cause, tra le quali la distruzione dell’habitat, rappresentato da vasti territori integri ed indisturbati, e la persecuzione diretta d parte dell’uomo. Oggi, l’orso risulta estinto da quasi tutta l’Italia e l’unica popolazione appenninica superstite, relegata nei monti più impervi dell’Appennino Abruzzese e, in particolare, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è stimata in appena 40, 45 esemplari. Per questo l’orso è considerato a forte rischio di estinzione ed è rigorosamente tutelato dalla normativa, anche a livello europeo.
Nell’area dei Monti Sibillini, la presenza dell’orso in tempi storici è accertata e avvalorata dalla presenza di alcuni inequivocabili toponimi: Valle Orsara, Grotta dell’Orso ed altri ancora.
Insieme al lupo, l’orso è considerato l’animale simbolo dell’Appennino; il suo avvistamento nei Sibillini, quindi, conferma la presenza di una continuità ambientale con gli altri parchi appenninici, che risulterebbero collegati dai cosiddetti “corridoi ecologici”. Tutto ciò avvalora la necessità di una gestione coordinata della fauna tra i diversi enti, e non solo tra le aree protette, che operano nel territorio.
L’orso avvistato negli ultimi giorni dimostra che la protezione dell’area dei Sibillini offre un riparo sicuro anche ad animali che assumono un valore formidabile dal punto di vista della conservazione della biodiversità.

E’ d’altra parte da sottolineare che il Parco ha già avviato un’azione di monitoraggio sull’animale presente nel territorio, in collaborazione anche con il CTA e sta attivando le necessarie procedure per evitare che la sua presenza possa tradursi in un danno economico, seppur occasionale, agli allevatori: ciò attraverso anche l’integrale indennizzo dei danni subiti dagli stessi. Alfredo Fermanelli, direttore del Parco, ha inoltre affermato che si procederà anche a chiedere al Ministero dell’Ambiente l’inserimento del territorio dei Sibillini nel Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano (PATOM): un impegno nazionale che sarà quindi ad ulteriore garanzia della messa in atto di azioni concrete, di grande impatto e soprattutto durature nel tempo." (
Fonte Parco Nazionale Monti Sibillini)

Per saperne di più sull'Orso Marsicano

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martedì, settembre 05, 2006

In arrivo a Frontignano le ultime strutture


Sono in arrivo oggi a Frontignano con un carico speciale i componenti della stazione di monte della nuova seggiovia.
Vai all'articolo sull'aggiornamento sui lavori

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